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21 giugno 2008

La forza del pensiero "debole"

Nel suo articolo, dal titolo "Ragione e desiderio così nasce la libertà" (Corriere della Sera, 19 giugno 2008), Giulio Giorello dà prova del fatto che non si possono considerare i diversi ambiti (scientifico, filosofico, artistico, eccetera) scollegati, o in qualche maniera esterni, al sistema in vigore.
Egli mischia, non casualmente, diversi punti e, così facendo, trae la soluzione del dilemma sulla libertà.
A partire dal titolo si notano incongruenze di carattere propagandistico, infatti, secondo lui un carattere naturale umano, la ragione, fondendosi con un carattere storico, il desiderio, darebbero luogo alla libertà, ossia una necessità naturale.
Il lavoro propagandistico procede con la trasformazione, in idealismo nietzscheano (volontà di potenza desiderante), del materialismo di Spinoza: «L'esperienza, non meno che la ragione, insegna che gli esseri umani credono di essere liberi solo perché sono consapevoli delle proprie azioni ma ignari delle cause da cui sono determinate, e inoltre che i decreti della mente non sono altro che gli appetiti stessi, e perciò sono differenti a seconda della diversa disposizione del corpo»; e continua: «Diceva Spinoza:"Quanto più uno è in grado di ricercare il proprio utile, tanto più è dotato di virtù. Al contrario, quanto più uno trascura di conservare il proprio utile, tanto più è impotente". (…), questo tipo di utilitarismo è tutt'altro che egoismo — come vuole uno stereotipo diffuso. Piuttosto, esso è alla radice della stessa vita associata, ove gli esseri umani tramutano situazioni di pura competizione per le risorse in occasioni di cooperazione. Tutto questo avviene attraverso una percezione razionale dei propri interessi, senza nessun appello a valori comuni o ad assoluti religiosi. E' da qui che mi pare opportuno partire per una democrazia pluralistica che tenga conto della differenza delle idee come della diversità dei corpi. C'è chi la bolla sbrigativamente come "relativismo", mentre alcuni temono che questo tipo di approccio riduca i cosiddetti valori a semplici preferenze.»; ecco ricomparire la volontà di potenza, ossia confondendo la necessità della specie con l'utilitarismo capitalistico.Ma proseguiamo.«Mi si obietta: se la libertà stà nel superamento delle costrizioni ai movimenti e alle azioni dei soggetti, perché non dovrebbero lasciare allora spazio a pedofili o a sadici che, dopo tutto, potrebbero invocare a giustificazione le loro voglie o i loro appetiti? La risposta è semplice: come ben sanno i teorici dell'utilitarismo sia i migliori dei loro critici, vanno accettate le preferenze che riguardano noi e non quelle che coinvolgono altri! Ovvero agli altri non dovremmo nemmeno fare quello che vorremmo fosse fatto a noi: potrebbero avere gusti differenti. Questa regola ci mette al riparo non solo da sadici, pedofili, eccetera, ma anche da benefattori inopportuni. Per dirla ancora con Spinoza, "chi per semplice affetto si adopera perché gli altri amino ciò che egli ama e vivano secondo il suo sentimento agisce solo per impulso e perciò è odioso specialmente a quelli che trovano piacere in altre cose". Sotto questo profilo, mi paiono odiosi in egual misura sadici, pedofili e fanatici di ogni risma».
Anzitutto viene da chiedersi quale dovrebbe essere l'impulso che ci fa rifiutare o accettare determinati comportamenti in quanto considerati giusti o sbagliati?
Ed altre domande che si potrebbero porre saranno: chi decide cosa? chi decide di decidere? in base a cosa, colui che decide, decide appunto? eccetera eccetera.
Stabiliamo, una volta per tutte, che nel momento in cui l'uomo, utilizzando la reificazione, ha delegato il proprio potere decisionale al modo di produzione dominante esso, inevitabilmente, ci ha condotti nel tempo dell'«ultimo uomo» nietzscheano.
Questo tipo di visione, che ovviamente terrorizza in quanto portatrice di caos, stabilisce, come soluzione migliore, di confondere il tutto con la visione del tempo del «Superuomo».
La morale, che è anche gestante del concetto di libertà, non si può ricercare o stabilire dal nulla ma è, necessariamente, frutto delle conoscenze empiriche; ecco perché stabilire una morale che non tiene conto delle situazioni reali significa aprire le porte al caos dell'«ultimo uomo».
Anziché stabilirlo sarebbe utile considerare e studiare profondamente il concetto di libertà già esistente in natura, in quella stessa natura che il capitalismo ha derubato all'Uomo.

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