.....the ordinary life is pretty complicated stuff.....

21 aprile 2008

Un (primo) tentativo di analisi.

Ieri sera al telefono Davide ha affermato:
"Possiamo dire che l'Italia è un Paese di destra".
Effettivamente visti gli ultimi risvolti si potrebbe pensare questo senza dubbi, tuttavia la questione non può essere così semplice e merita un breve analisi.
E' necessario tenere presente che l'Italia ha sempre avuto il partito Comunista più grosso dell'europa occidentale, allora cosa spinge a pensare certe cose?
Il problema più grande, ho risposto a Davide, è soprattutto aver dimenticato o non compreso o aver messo in un angolo per eclettica comodità il senso della dialettica, non solo quella materialistica ma anche "solo" quella hegeliana e in generale quella della natura. La natura è in continuo movimento e ciò è incontestabile, significa cioè che nulla si può cristallizzare in posizioni stabili e usarlo a piacere ma piuttosto è d'obbligo ricercare soluzioni che superino il problema che di volta in volta si pone davanti.
Mi spiego meglio perchè non vorrei che questa affermazione sia tradotta in "eclettismo".
Considerare il "proletariato" moderno con i parametri di 150 anni fa è un errore gravissimo che alla fine si ritorce contro, sia in positivo che in negativo (su questo ci torniamo più in là) sono avvenuti dei cambiamenti nella società e non si possono chiudere gli occhi e non considerarli. Il fine ultimo, nella lotta di classe, non è la difesa del proletario ma è l'abolizione delle classi, ossia l'emancipazione dell'umanità dal giogo del capitalismo che riduce la libertà dell'uomo subordinandola al capitale.
Come dicevo, i parametri oggi sono cambiati. Ma non hanno avuto un cambiamento radicale immediato, vi sono stati passaggi intermedi. Vi sono state conquiste, ma a forza di adagiarsi sulle conquiste, nel frattempo trasformatesi in alcuni casi in "fatue" conquiste, si è perso di vista l'obiettivo finale e, ovviamente, le conquiste si sono trasformate in sconfitte.
Una verità è che il capitalismo è un sistema che si autoriproduce ossia, pur mantenendo le stesse regole, si adatta al cambiamento dei tempi che percorre. Pensiamo al mare, nonostante le onde continue lo ingrossino o lo deprimano continua a rimanere mare. E così anche il capitalismo. Le cosiddette "conquiste" sono state importanti ma sono anche servite al capitalismo stesso per continuare ad esistere.
Qui entra in ballo la criminale posizione del "finto" comunista, il quale dimentica agevolmente il "fine" per sostenere il "mezzo".
A mio modo di vedere quel che è accaduto, la sconfitta delle sinistre, non deve sorprendere perchè come dicevo a Carlo qualche giorno fa «quando si punta tutto sull'antiberlusconismo senza valutare i pericoli del "bipolarismo", quando si tenta di creare coalizioni che non hanno una strategia programmatica comune ma solo tatticismi talmente esasperati da trasformarsi in strategia, quando si nega la provenienza storica dicendo che "il comunismo è un'ideologia del secolo scorso e pertanto utopica", quando non si capiscono i segnali che il passato cerca di insegnarci ("qualcuno" di cui non faccio il nome ma solo il cognome.....Lenin, diceva che i comunisti al governo devono sostenere gli alleati non comunisti così come la corda sostiene l'impiccato, chi l'ha capito ed ha tentato di farlo è stato espulso da Rifondazione....), e soprattutto quando l'esponente di punta di un partito che vuole difendere "certi" interessi di classe non è e non è mai stato un comunista (tutt'al più un socialista massimalista) capitano queste cose» e ancora « non è questione di esser più o meno coglioni o stupidi, ma quando intere generazioni di "sinistra" vengono educate al "meno peggio" può capitare che si tappino il naso e svoltino pericolosamente, il compito delle sinistre era capire questo e comportarsi di conseguenza, invece essi hanno badato al contorno di sciocchezze e hanno completamente e criminalmente (perciò con assoluta malafede) non dimenticato ma "asportato" il principio della strategia, ossia la lotta di classe» .
Ho sentito Rizzo dire :" Si devono tutelare i diritti dei gay, non tutelare Luxuria".
Egli ha colto il problema in pieno. E' necessario tutelare i diritti dei gay così come quelli delle donne e di tutte le minoranze in genere ma non in quanto gay o donne o minoranze in genere piuttosto in quanto esseri umani. Se non si fa questo si cade pericolosamente come cadde Bruno Bauer nella polemica sulla "questione ebraica" (in breve, la polemica volgeva sul fatto che a suo dire gli ebrei tedeschi erano in primo luogo ebrei e poi tedeschi e quindi erano soggetti alle leggi ebraiche ma dovevano essere tutelati dalle leggi tedesche).
Questa è la posizione tipica del differenzialista (nel nostro caso di sinistra), il comunista invece non è differenzialista in quanto egli accetta e preserva le differenti "peculiarità" ma non difende le "differenze"; la "sinistra" a forza di "tutelare" questo o quello ha perso di vista l'obiettivo, ovvero "tutelare" tutti indiscriminatamente.

2 commenti:

antonio ha detto...

ottima analisi

Gianluca ha detto...

Ti ringrazio,è sempre un piacere vederti da queste parti.Ciao.