Da bambino ascoltavo mia nonna che, ogni volta che facevo i capricci per non mangiare, mi diceva : "Beato te che non sai cosa è la fame".
Suo padre era impiegato alle Poste e doveva mantenere la moglie e cinque figli. Lei è emigrata a Torino nella seconda metà degli anni Cinquanta, ed è qui al nord che ha mangiato per la prima volta il pane con farina bianca.
Nella sua Palermo la carne, quella vera, la "vedevano" solo una volta al mese quando il padre riceveva in "dono" da un superiore una gallina ma nessuno di loro era felice di dividerla con altre sei persone e preferivano di gran lunga le "bistecche" della domenica, ossia melanzane affettate, impanate e fritte spacciate per cotolette.
Nella sua "dieta" di bambina erano comuni le carrube che rubacchiava nei mercatini insieme con i fratelli, e mi racconta che quando arrivarono gli americani incominciarono a mangiare (...tanto da non poterne più...) le patate dolci.
E poi c'era la guerra.
Lei la ricorda soprattutto con due aneddoti che hanno un comune denominatore, i bombardamenti.
Il primo riguarda quando nacque il suo fratello più piccolo che ancora oggi si porta dietro il ricordo sotto forma di demenza che l'ha ridotto ad una condizione di "eterno" bambino, nel senso che pur sviluppandosi fisicamente non lo è mentalmente ed è perciò non autosufficiente in tutte le sue funzioni; e il secondo, di quando tutti seduti a tavola in attesa della cena e con la pasta in cottura dovettero correre al rifugio, e quando tornarono a casa spaventati e stravolti mangiarono il pastone che si era nel frattempo formato.
Ancora oggi, nonostante siano passati sessant'anni con alterne fortune, il piatto principale della sua mensa è la pasta.
Lei la mangia con foga quasi avesse paura che qualcuno gliela tolga ma io non la riprendo più come usavo scherzare con una battuta in dialetto siciliano:
"'un t'assicuta nuddu! " (non ti insegue nessuno), perchè ho capito che è questo il suo modo per non dimenticare.
Il fascismo e la guerra hanno lasciato questa traccia nella mia famiglia.
Questo vuole essere il mio modo per dire grazie alle migliaia di italiani morti nella lotta di Resistenza al fascismo.
"Qualcuno" vorrebbe riscrivere la storia "senza più la retorica della Resistenza", io a quel criminale vorrei dire che può far riscrivere tutti i libri che vuole ma la memoria non si può cancellare!